FAQ

 

Come faccio a calcolare la giusta quantita´ di caglio per il mio latte?

Avendo a disposizione il titolo (alcuni la chiamano "diluizione"), la cosa e' molto facile.
Il titolo (il cui valore indicheremo d'ora in avanti con la lettera T) e' la quantita' di latte che 1 litro di caglio puo' far coagulare in 30 minuti mantenendo il latte alla temperatura di 38 gradi.
Per cui, se supponiamo di voler far cagliare il nostro latte (la cui quantita' in litri indicheremo con L) in 40 minuti e a 36-38 gradi(*), abbiamo bisogno di:

Q = L/T

dove:
Q = Quantita' di caglio necessaria (in litri)
L = Quantitia' di latte da cagliare (in litri)
T = Titolo del caglio

Se invece esprimiamo la quantita' di caglio in millilitri:

Q = (L/T) x 1000

dove:
Q = Quantita' di caglio necessaria (in millitri)

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Esempi:

T= 1:7500
L= 5 l

Q= 5/7500 = 0,00067 l

o con la seconda formula:

Q= (5/7500)*1000= 0,67 ml

Con un caglio commerciale da 1:10000 avremmo:

T= 1:10000
L= 5 l

Q= 5/10000 = 0,0005 l

o con la seconda formula:

Q= (5/7500)*1000= 0,5 ml
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Come si vede sono quantita' molto piccole; io utilizzo per misurarle una normale siringa graduata acquistata in farmacia. Ho trovato meglio le siringhe senza stantuffo in gomma, che si "degrada" molto piu' facilmente con l'uso (queste siringhe sono pensate per essere monouso, in fondo).
Si tenga presente che se si mette un po' troppo caglio non fa una gran differenza.
All'altro estremo, pero', bisogna ricordare che le formule presentate valgono solo per un tempo di coagulazione di 40' ad una temperatura di 36-38 gradi(*).

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(*)Calandrelli-Nicastro, "Formaggio Fai da te", Edizioni Caseus


A volte, sebbene abbia fatto tutto come al solito, il formaggio non viene. Mi succede soprattutto con la ricotta.

Bah, purtroppo la "malriuscita" in caseificazione casalinga e' qualcosa che non si puo' eliminare, a causa del ridotto controllo che abbiamo sui parametri di processo (temperatura, acidita', sterilita', forza di caglio ed innesti...) rispetto ai caseifici.
Per il formaggio, giusto per sparare un numero, un fallimento su 10 rientra nella norma.
Il problema della ricotta e' invece piu' delicato, ed anche io non riesco sempre a farla per bene.
Secondo me dipende dall' acidita' del siero con cui si ricottifica, che puo' variare molto da volta a volta. Se si aggiunge troppo acido ad un siero gia' di per se' acido, non verra' fuori niente, purtroppo.
A volte uno si chiede "Ma dove ho sbagliato?". Secondo me spesso non sono "errori" veri e propri, ma semplicemente parametri "fuori controllo" (caglio che ha perso la forza, innesto morto, temperatura esterna troppo alta o toppo bassa, latte di partenza con una acidita' troppo alta...)
 


Alle mie mozzarelle rimane un sapore acidognolo, come mai?

Bisogna fare le mozzarelle quando la prova di filatura riesce. Se le si lasci troppo tempo in piu' possono diventare un po' "acide". Anche una scolatura della cagliata prolungata, se fatta a temperatura ambiente, puo' contribuire ad una eccessiva acidita'.
Comunque, il sapore acido tende a ridursi dopo la salamoia.
 

La mie mozzarelle sono venute dure e ''grumose'', come mai?

Anche stavolta, bisogna fare le mozzarelle quando la prova di filatura riesce. Se le si lasci troppo poco quando metti la cagliata in acqua magari si allunga un po' ma si spezza molto presto. Se togli la massa dal siero adesso le mozzarelle verranno dure/gommose/granulose. Lascia la cagliata nel siero, eventualmente (soprattutto se sei in ambiente freddo) prova a scaldare, ma MOLTO GENTILMENTE o fai un patatracchio.
 

Quando ho messo la massa per fare le mozzarelle nell'acqua bollente, invece di filare si e' sciolta! Cosa e' successo?

Purtroppo devo ripeterlo ancora:bisogna fare le mozzarelle quando la prova di filatura riesce. La massa era gia "passata", cioe' aveva aspettato troppo. In questo caso, facendola scolare a temperatura ambiente passa ancora piu'. osa si puo' fare per provare ad ovviare? Se la pasta e' MOLTO passata prova a filare subito, senza far scolare. Se e' poco passata mettila a scolare in frigo (questa pratica e' utile anche se non e' passata ma fa molto caldo). In tutti e due i casi fila con acqua a temperatura piu' bassa dei 70 gradi. 

Sto cercando di procurarmi dei contenitori che possano andare bene come fuscelle.
Va bene il cestello interno del lavainsalata?

Il problema di questi contenitori e' il rapporto tra il diametro e l'altezza, che gia' non e' proprio ottimale per le fuscelle "tipo ricotta", e diventa ancora peggiore per il lavainsalata. Se quindi fai dei formaggi che perdono molto siero mentre stanno in fuscella/lavainsalata, ti troverai con delle frittelle invece che con delle formaggelle. Se invece devi fare dei formaggi che perdono poco liquido (e quindi che si abbassano di meno), anche il lavainsalata puo' andare bene. Tieni pero' presente che per riempire un lavainsalata di cagliata gia' abbastanza "spurgata" ci vogliono un bel numero di litri di latte!
 

Ho lasciato per errore il latte all'aria (oppure: troppo a lungo in frigo; oppure: ho provato a scaldarlo) e si e' separato un siero ed una specie di cagliata. Ho fatto il formaggio? Lo posso mangiare?

La risposta in generale e' "Si', hai fatto il formaggio". Quello che succede e' che si sono sviluppati dei batteri che hanno prodotto acido lattico, e quando questo acido e' sufficiente (soprattutto se aiutato dall'azione del calore, quando cioe' scaladate del latte un po' vecchio o mal conservato) si forma quella che e' chiamata "cagliata acida". Ossia un formaggio ottenuto non con  l'aggiunta di caglio (cagliata presamica), ma per effetto dell'acido. Il panir si fa cosi', per esempio. Anche il Fromage Blanc francese e' un esempio di questo tipo di cagliata.
La risposta alla seconda parte della domanda e' piu' delicata. Infatti i formaggi a coagulazione acida si fanno o aggiungendo acido al latte correttamente conservato (panir), o aggiungendo fermenti specifici (di solito mesofili) al latte e lasciando che questi facciano effetto; ossia producano l'acido lattico e la conseguente cagliata (Fromage Blanc).
Infatti,se non si aggiunge alcun fermento e' possibile che batteri "sbagliati" prendano il sopravvento facendo diventare il tutto, per esempio, amaro. Questo avviene soprattutto nel latte pastorizzato, dove tutti i batteri, anche quelli "positivi", sono stati uccisi, e nel frigo, dove ci sono una bella quantita' di batteri sbagliati.
Il riassunto e' quindi che, da un punto di vista gustativo, si assaggia e se non e' amaro si puo' mangiare.
Da un punto di vista igienico-sanitario invece non ho assolutamente idea di che rispondere :-)
E comunque non e' granche', direi che il rischio non vale la pena...


Quando fai il camembert oppure il gorgonzola, come fai a sapere che le muffe sviluppate sono commestibili?

Questi formaggi prevedono l'inoculo di muffe appropriate. In questo casole muffe immesse prendono il sopravvento sulle altre, e sono commestibili. Sviluppano gli odori/colori
tipici i quel formaggio.