lE MOZZARELLE cASALINGHE (“Nodini di Noci”)
V. 3.0

Qui c'e' la versione precedente: "Le mozzarelle secondo Rosa"

Le FOTO dell'intero procedimento sono disponibili qui. Grazie Daniela. Ne ho fatte di nuove che mettero' sul sito appena le Faromagine me lo permetteranno...

Introduzione

Qualche annetto fa scoprii che la fidanzata di un caro amico viveva in una masseria a Noci, vicino Taranto, e che i genitori erano allevatori da sempre. Il suddetto amico mi fece assaggiare anche dei caciocavalli prodotti dai suoceri, fra i migliori che io abbia assaggiato. Di conseguenza lo costrinsi ad organizzare una “giornata in masseria”, con lezioni incorporate di mozzarelle, caciocavalli e ricotta.

Ho conosciuto quindi la signora Rosa (ed il marito), circa sessantacinque anni, allevatrice di vacche, pecore, capre, galline, maiali, cani, gatti e pure di un pavone…

La signora Rosa ha qualche problema di udito, e parla soprattutto dialetto di Noci, il che naturalmente ha creato qualche piccolo problemino di comunicazione… Che però non mi ha impedito di innamorarmi subito di lei e di tutta la famiglia, cani e pavone compreso.

Siamo stati accolti con una enorme ospitalità, abbiamo mangiato con loro assaggiando prodotti fatti da loro con materie prime sempre loro, dai profumi e dagli odori dimenticati, e abbiamo anche avuto la nostra prima “lezione di formaggi”.

Ho visto Rosa fare il caciocavallo, cosa che non scorderò mai nella mia vita. Siccome credo che sia uno spettacolo che non può andare perduto per nessun motivo, mi sono preso la briga di tornare da Rosa con una cinepresa e filmare il tutto. E prima o poi  il filmino apparira' anche su questi schermi.

Io me ne sono poi tornato al mondo “civile” (che a quel tempo per me era vicino Ginevra), e ho riprovato per lungo tempo a riprodurre qualcosa di tutto ciò che avevo visto. Il caciocavallo, mio scopo ultimo, è estremamente difficile da lavorare, per cui ho deciso di cominciare con le mozzarelle, per poi “evolvere” verso le cose più complicate. Dopo 6 mesi di tentativi infruttuosi non sono riuscito a fare delle mozzarelle decenti. Ho però letto, studiato, sperimentato un sacco (e per inciso sono “apparso” su IHC proprio spinto dalla voglia di condividere esperienze casearie con qualche altro pazzo), e mi sono presentato quindi di nuovo da Rosa con molta più esperienza, soprattutto avendo le idee molto più chiare su cosa dovevo “esaminare” con estrema attenzione, per avere qualche possibilità di riuscire a fare le mie mozzarelle casalinghe (ossia: rottura della cagliata e controllo della massa) …
Durante questa lezione, sotto l’attenta supervisione di Rosa, ho fatto tutto io. Tornato a casa, ho riprovato ancora, questa volta da solo... ebbene sì, si possono fare delle mozzarelle casalinghe BUONE (con buona pace di Ciccioformaggio).

A partire da queste basi ho sperimentato, letto, discusso, risperimentato, e addirittura messo su un sito internet, quello che state leggendo in questo momento.
Quello che segue è quindi il risultato della seconda “lezione” di Rosa, rielaborato con le mie personali esperienze e letture.

Attrezzatura (foto)

1 termometro per controllare le varie temperature di processo, una pentola da circa 10 litri con coperchio per scaldare il latte, una pentola più piccola per far scaldare l’acqua per la filatura delle mozzarelle, un cucchiaio di legno, una-due coperte, una grossa bacinella di plastica, un piatto, un bicchiere, un coltello con la punta tonda, una brocca per versare gradualmente l’acqua nella bacinella di filatura, ghiaccio.

NOTE: Un phametro sarebbe utile, Daniela ha controllato con le cartine tornasole e mi ha confermato che il ph ottimale per la filatura e’ 5. Anche le cartine tornasole possono tornare utili, ma in effetti la loro lettura non e' cosi' semplice come potrebbe sembrare. In ogni caso, non vi state a preoccupare troppo: se ne puo' fare tranquillamente a meno. 

Ingredienti

8 litri di latte fresco, non omogeneizzato, non scremato e preferibilmente non pastorizzato.
1 bicchiere e mezzo di siero “acido” di latte proveniente dalla precedente caseificazione e fatto “maturare” almeno un giorno.
1 cucchiaino di caglio

NOTE importanti:

-Io uso del latte non pastorizzato, non omogeneizzato e DEL TUTTO non scremato. Quello che al supermercato viene indicato come latte “intero” generalmente non è intero, ma “normalizzato”, ossia portato ad una concentrazione di grassi che è di circa il 3%. Inoltre e' quasi sempre omogeneizzato, il che  e' particolarmente negativo. E' pero' vero che le cose si stanno muovendo, per cui e' possibile trovare in vari supermercati latte non pastorizzato e/o non omogeneizzato. In alcune regioni si possono addirittura trovare distributori di latte crudo, date un'occhiata ai link
A questo proposito, eccovi una chicca storica: le prime mozzarelle di Paolo S. da latte pastorizzato. E' bene precisare che non c'e' molta gente che ci sia riuscita, e neanche io.

-Lo so, lo so: quella del siero acido e’ come la storia dell’uovo e della gallina… Ma e' un problema che puo' essere superato. Certo, la cosa migliore sarebbe chiedere il siero a qualcuno, ma dubito che abbiate nelle vicinanze qualche mozzarellaro, per lo piu' in vena di aiutarvi ;-)
La procedura migliore, sperimentata con successo, e' quella di fare delle formaggelle fresche da lattoinnesto (o yogurt). Potete procedere creando un sieroinnesto, o potete semplicemente lasciare il siero prodotto con le formaggelle fresche a temperatura ambiente per un giorno. Quale sia la differenza nell'uso dei due sieroinnesi e' ancora fonte di dibattito, ma dovrebbero funzionare tutti e due i metodi.

-purtroppo non conosco il  titolo del caglio di Rosa, ma direi che e' 1:10000.

 

Preparazione 

Riscaldamento

Portare il latte alla temperatura di 37 gradi centigradi (controllando col termometro) rimestando. Spegnere il fuoco ed aggiungere al latte il siero ed il caglio, quest’ultimo diluito con un po’ d’acqua. Rimestare abbondantemente, mettere il coperchio alla pentola ed avvolgere tutto con una o due coperte (dipende anche dalla temperatura esterna). Lo scopo dell' "incopertamento" e' quello di mantenere la temperatura il piu' costante possibile.
Soprattutto se il siero e' stato congelato, e' pero' preferibile metterlo nel latte a temperatura ambiente e lasciarcelo una mezz'oretta prima di procedere col riscaldamento. 

Caglio e rottura della cagliata (foto)

Dopo circa mezz’ora il latte dovrebbe aver già cagliato, ossia aver assunto una consistenza densa e “budinosa”. In alcuni casi, per esempio se il caglio ha un titolo minore o se la temperatura scende troppo sotto i 37 gradi, ci puo' volere un po' di piu' (anche un'ora). Questo pero' non incide poi troppo sul risultato finale.
Con un coltello fate dei tagli nella cagliata diagonalmente rispetto alla superfice per ottenere dei grossi "rombi" di lato 4-5 cm.
Lasciate riposare per un' altro quarto d'ora, poi rimestare la cagliata con forza media, in modo da ottenere dei grani non eccessivamente piccoli, della grandezza più o meno di un chicco di mais o poco più.

 

Maturazione della cagliata


Rimettere coperchio e coperta e far maturare la pasta. Il tempo di maturazione è molto variabile, e determinare quando la massa è pronta per la lavorazione è sicuramente la cosa più difficile di tutto il procedimento. Tale tempo puo' essere davvero molto variabile. Di solito si aggira attorno alle 3 ore, ma dipende da moltissimi fattori: le mie prime mozzarelle erano pronte dopo 4 ore e mezza...

Controllo della massa

La pasta dovrebbe essere pronta quando raggiunge un ph di circa 5, per cui l’uso di un ph-metro (o cartina tornasole) potrebbe essere utile, soprattutto le prime volte. Il metodo migliore resta comunque quello di verificare se la pasta fila o no, e se è quindi pronta per essere trasformata in mozzarelle, controllo che si può cominciare a fare dopo circa un 2-3 ore dalla rottura della cagliata. Si preleva con un cucchiaio un po’ di cagliata, la si immerge in acqua a 90 gradi e la si lavora un po’ con la punta di un coltello. La si toglie quindi dall’acqua e si tira, tenendola con l’indice e il pollice delle due mani, per vedere se fila o no, rituffandola eventualmente nell’acqua bollente dopo aver cominciato a tirare. Quando la pasta non è pronta per niente, la consistenza e’ dura e granulosa, e la pasta si spezza immediatamente invece di filare. In questo caso, reincoperchiare e reincopertare, e ricontrollare dopo una mezz’oretta. A mano a mano che la pasta si avvicina al punto di “filatura” la consistenza del “campione di filatura” è sempre meno granulosa e sempre più filamentosa. E’ pronta (e venuta molto bene…) quando si allunga senza problemi fino a circa un metro di lunghezza.
La pasta e' invece rimasta troppo a lungo nel siero, e quindi e' "passata", se invece di filare si scioglie nell'acqua. Se la pasta non e' troppo passata e' ancora possibile filarla utilizzando un'acqua di filatura a temperatura piu' bassa.

Poiche' la fase di filatura e' forse la piu' “critica”, ho deciso di aggiungere qualche altra foto per far capire meglio questo passaggio.
Qui c'e' un'intera pagina con la sequenza delle foto della filatura di un campione di massa sia non ancora pronta per mozzarellificare, sia quando invece e' pronta e si puo' procedere.
In quest'ultimo caso il risultato deve essere simile a questo:

prova filatura riuscita

Piuttosto impressionante, eh? :-)

Spurgo della cagliata

Tagliare il panetto di massa a metà e tirare fuori dal siero (foto)le due metà che verranno poi sovrapposte e messe a scolare in una bacinella di plastica dove si sarà precedentemente posizionato un piatto al contrario, per fare in modo che il siero spurgato non venga in contatto con la massa (facendola quindi “passare”).

 

Filatura delle mozzarelle

Dopo un minimo di 20 minuti (ma se la massa e’ conservata in frigo anche dopo un paio d’ore) suddividere il panetto in 3 parti e, in una grossa bacinella resistente al calore, tagliare ogni parte nel senso della lunghezza a strisce di circa 1-2 mm di spessore (foto). Aggiungere dell’acqua calda (circa 50 gradi) in modo da ricoprire la pasta tagliuzzata, attendere qualche minuto e buttare la maggior parte dell’acqua. Versarvi quindi altra acqua calda (tra i 70 e gli 80 gradi) evitando di buttarla direttamente sulla massa, ma versarla sui bordi della bacinella.

A questo punto la massa comincia a fondere e ad “amalgamarsi” in un unico panetto filamentoso (foto). Piegarlo a metà su se stesso facendo aderire e fondere le due metà tra loro, con l’aiuto di un cucchiaio di legno. Ripetere l’operazione 3-4 volte, formando quindi un nastro di pasta. Tirare il nastro (senza esagerare) formando (con la prima parte del nastro) una “corda” del diametro di circa 3 cm (foto). Annodare la corda e tagliare per separare il “nodino” dal nastro (foto), metterlo quindi in una bacinella con acqua fredda.

Procedere nello stesso modo finché non si è finito il primo nastro, quindi tagliare il secondo mezzo panetto nell’acqua residua, che sarà usata per intiepidire la nuova massa. Buttarla, mettere nuovamente acqua molto calda e procedere come prima.

NOTE:

Lo so che mettere le mani nell’acqua a 80 gradi non è affatto piacevole… Se PROPRIO non volete, usate dei guanti da cucina (che siano lisci e non zigrinati, mi raccomando! Se no vi vengono le mozzarelle a buccia d’arancia...).
Io uso i guanti all'inizio, per formate il "nastro" e poi faccio la "corda" e i nodini senza guanti, anche perche' l'acqua si e' raffreddata un po' nel frattempo. Uso in ogni caso solo guanti da chirurgo, e tengo a portata di mano una bacinella con acqua e ghiaccio per schiaffarci le estremita' arrossate di tanto in tanto :-)

conservazione e salatura

I nodini possono essere conservati in acqua non salata; secondo me quella ottenuta dalla lavorazione è la migliore.
Prima di consumarli possono essere messi in una salamoia leggera di acqua e sale (azzarderei 125g di sale per litro d’acqua) per 5-10 minuti (dipende anche dalla forza della salamoia e naturalmente dalle dimensioni delle mozzarelle). Dopo questo tempo vanno comunque tolti dall’acqua e conservarli ulteriormente diventa molto più difficile, quindi mangiateveli tutti. Le mozzarelle NON vanno mangiate fredde di frigo, mi raccomando!!
E' anche consigliabile far "riposare" le mozzarelle per una mezz'oretta dopo la salatura, per permettere al sale di diffondere per bene ed evitare di avere l'esterno salatissimo e l'interno insipido.

NOTE

C’è chi aggiunge sale direttamente al latte, Rosa dice che in questo modo le mozzarelle si possono conservare molto di meno che non col suo metodo (salatura all’ultimo minuto in salamoia), col quale (secondo lei) durano anche una settimana.
Mi scrive tra l’altro Giancarlo alcune note su questo argomento:
    “
Io sono ormai 15 anni che mi faccio i formaggi a casa visto che vivo in giro per il mondo e di formaggi italiani nemmeno l'ombra. La mozzarella e' comunque il mio forte. Un consiglio per la salatura, datomi da un casaro anni fa  e che ora anche molte case industriali stanno usando e' farla in acqua di filatura. La salamoia e' difficile fa fare per avere un sapore ottimale, mentre con la salatura dell'acqua, una volta prese le misure ( se e' troppo sale si rovina la superfice, se e' poco e' sciapa) vengono benissimo.”
Sebbene il titolo dell'articolo sia "I nodini di Noci", in molti mi hanno chiesto come si fanno le mozzarelle "tonde". Sull'argomento riporto quindi un'altra annotazione di Giancarlo:

COME SI FANNO LE MOZZARELLE TONDE

    "Se volete fare la palline con la mozzarella, staccate un pezzo dal cordone e poi con la l'indice e il pollice della mano sinistra (destrorsi...) formate la bolla e con al mano destra "rincalzate" la massa dentro la bolla fino a che diventa lucida e brillante. Taglaite quello che resta dalla pallina tagliando con le due dita sinistre e non tirando assolutamente, ma solo nel caso girando un poco la palla."

Ricotta

Rosa dice che la ricotta dal siero di mozzarella non si fa perché è troppo acido. Io la faccio lo stesso, anche se non fa dei bei fiocchi ma piuttosto una “cremina” che richiede quindi un filtraggio con apposito telo di lino.
C'e' chi ha anche pastrocchiato col bicarbonato per tamponare l'acidita' del siero. In teoria funziona, in pratica non sempre.

CONCLUSIONI

Insomma voglio proprio ringraziare ancora Rosa, che oramai è diventata la mia tutrice casara e che non si libererà più di me: ho già frequentato naturalmente una terza lezione, e ho imparato a fare  il Rodez (formaggio duro stagionato molto diffuso in puglia, generalmente utilizzato come formaggio da grattugia).